“Con la CMP di Commanders Act possiamo archiviare il consenso degli utenti”

Da Annabelle Laudano 14 Dicembre 2018 | 90 0

Winoc Coppens, 20minutes, IT Director

Gestire il consenso nell’era del GDPR: rivoluzione o evoluzione?
Quello che è successo dimostra innanzitutto che è mancata una preparazione adeguata. Il Quadro dell’IAB, ad esempio, è arrivato troppo tardi (rispetto all’entrata in vigore del GDPR il 25 maggio 2018), obbligando i vari partner a reagire rapidamente e con una buona dose di agilità. In particolare, è evidente che abbiamo raggiunto i limiti dell’attuale sistema dei cookie. Non prendiamoci in giro: ciò che è stato fatto finora, ossia ottenere e analizzare il consenso, non è sufficiente. Dobbiamo trovare un sistema alternativo, e dobbiamo farlo in fretta. Nel settore stanno già nascendo nuove idee: Geste, ad esempio, sta lavorando a un progetto d’identità digitale che potrebbe essere utile a moltissimi Publisher.

Quali sono gli aspetti più preoccupanti di questa situazione?
Come azienda operante nel settore dei media, i nostri lettori sono la nostra principale preoccupazione: vogliamo essere trasparenti su come utilizziamo i loro dati e disturbarli il meno possibile, e allo stesso tempo ottenere il consenso di quanti più visitatori possibili.

Cosa ne pensate della soluzione offerta da Commanders Act?
Crediamo che la CMP (Consent Management Platform) di Commanders Act offra due principali vantaggi. Innanzitutto, grazie all’integrazione della gestione dei consensi con il TMS (Tag Management System), la manutenzione è decisamente più semplice. In secondo luogo, la CMP di Commanders Act archivia tutti i consensi raccolti, consentendoci di rispettare il principio di responsabilità (accountability) del GDPR. Per me, questo è un fattore essenziale. Non dimentichiamoci che questo è solo l’inizio: abbiamo grandi aspettative per quanto riguarda la gestione della privacy all’interno delle applicazioni, ad esempio.

Una dimostrazione?