Barometro della privacy 2022: le pratiche in materia di raccolta dei consensi si uniformano

31 Maggio 2022 | 44 0

Oggi, un anno dopo l’entrata in vigore delle ultime direttive della CNIL, la stragrande maggioranza dei siti web è dotata di un banner per il consenso. I dispositivi si stanno progressivamente standardizzando, ma alcune buone pratiche in materia di design, ergonomia ed esperienza utenti continuano a dar prova della loro validità a livello di performance.

Parigi, 31 maggio 2022 – Commanders Act, editore di una piattaforma di marketing cookieless, presenta la 5a edizione del suo Barometro della privacy, che misura le performance dei dispositivi di raccolta dei consensi adottati dai suoi clienti nell’ambito del GDPR. Rispetto al 2021, i risultati del Barometro 2022 mostrano un leggero calo di opt-in, ossia il numero di accettazioni rispetto al numero di utenti che hanno espresso una scelta. Il dato resta comunque alto (74% in media su desktop). Anche se oggi in Francia la maggior parte dei siti web utilizza un banner per il consenso conforme alle raccomandazioni della CNIL, la loro analisi consente tuttavia di constatare delle disuguaglianze in termini di performance.

Per realizzare questo barometro, Commanders Act ha analizzato 285 banner per il consenso presi da siti web rappresentativi dei principali settori di attività del mercato francese, tra il 1° e il 31 gennaio 2022.

Banner per la raccolta dei consensi: una pratica che si standardizza

A partire dal 31 marzo 2021, in Francia la CNIL esige che le imprese presenti sul web e su dispositivo mobile siano conformi alle linee guida in materia di raccolta dei consensi e di gestione dei cookie. Nello specifico, queste direttive impongono l’utilizzo di un sistema di consenso esplicito, che comprenda almeno due pulsanti d’azione distinti sullo stesso piano, “Accetta” e “Rifiuta”.

Oggi, un anno dopo l’entrata in vigore di queste nuove direttive, moltissime imprese hanno adottato i banner per il consenso esplicito. La maggior parte di esse predilige il formato pop-in, che obbliga l’utente a esprimere una scelta per poter proseguire la navigazione sul sito. Questo tipo di meccanismo è ormai noto agli utenti, che ne comprendono il significato e lo gestiscono meglio che in passato.

Il mercato tende a uniformarsi su uno stesso modello di banner e propone poche innovazioni” spiega Michael Froment, CEO di Commanders Act. “Come ogni pratica che si standardizza, anche questa prassi si accompagna a un leggero calo di performance, con una parte di opt-in su desktop che si attesta in media al 74% contro l’81% del 2021, e un tasso di consenso medio su desktop pari al 45% contro il 55% del 2021“.

Tuttavia, tra un dispositivo e l’altro ci sono differenze: “Abbiamo constatato che alcune caratteristiche in termini di design, ergonomia ed esperienza utente favoriscono in modo significativo il tasso di opt-in” sottolinea Michael Froment di Commanders Act. “Le buone pratiche che si erano già rivelate efficaci nel 2021 lo sono tuttora, e nuovi modelli meritano di essere esplorati e testati“.

Qualità dell’esperienza utente: la chiave per migliorare il tasso di consenso

I migliori tassi di opt-in sono stati osservati con un modello di banner dotato di un pulsante o di un link “Continua senza accettare” e un pulsante “Accetta”. Il modello a 3 pulsanti (“Accetta”, “Rifiuta” e “Configura”) si rivela molto efficace per i siti con un’identità del marchio di qualità. Anche una scelta adeguata del colore del pulsante “Accetta” resta un fattore in grado di favorire l’accettazione. “Ad esempio, l’utilizzo del colore rosso per il pulsante “Accetta”, anche per motivi di veste grafica, tende decisamente a far calare il tasso di consenso” precisa Michael Froment.

D’altra parte, è fondamentale avere uno scenario chiaro ed evitare, ad esempio, di obbligare l’utente a fare vari clic per poter negare il proprio consenso. Questa pratica, oltre ad essere al limite della conformità alle raccomandazioni della CNIL, comporta generalmente un bounce rate (o frequenza di rimbalzo) catastrofico, che nei casi peggiori può arrivare fino al 70%. Altro trabocchetto: sollecitare l’utente ad ogni cambio di dominio, cosa che accade spesso nei siti multidominio. “La domanda si pone una sola volta! Chiedere il consenso in modo ripetitivo garantisce solo l’esasperazione dell’utente e la perdita della sua accettazione” spiega Michael Froment.

Infine, nonostante la generale tendenza all’uniformazione dei modelli, alcuni siti hanno puntato su banner più originali, più creativi e finalmente più accattivanti. “Benché sia consigliato privilegiare formati sobri e classici, alcune imprese sono riuscite a trovare il giusto equilibrio tra l’obbligo di legge legato alla raccolta dei consensi e le caratteristiche e la personalità del loro brand” puntualizza Michael Froment. “È un approccio molto interessante, che può offrire un nuovo slancio al mercato e buone performance all’impresa, ma deve assolutamente essere sottoposto a un A/B test che ne convalidi l’efficacia. In assenza di questo genere di test, l’approccio classico resta per il momento la scelta migliore“.

Per consultare l’infografica del barometro 2022 e le buone pratiche per l’ottimizzazione dei banner per la privacy, clicca qui.

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